Come fare un succhiotto

Baciare il collo

Il succhiotto, o “morso d’amore” è un livido causato dalla suzione di un bacio molto aggressivo. 

Fare un succhiotto è l’ideale per lasciare il segno, è come un certificato di proprietà,  è il  rivendicare il “possesso” di una persona.

Il succhiotto all’inizio è di colore rosso, questo a causa della rottura dei  vasi capillari. Ma con il passare del tempo diventa violaceo o nero come un livido. Ma  è  un segno di  vera passione, solitamente  espressione di forte desiderio.

Ma come si fa un succhiotto? Immaginate di dover fare la lettera O con le labbra, poi avvicinatevi al partner  con le lebbra e  succhiate la pelle. Ma mi raccomando: succhiare  molto forte almeno per  20 – 30 secondi al fine di riuscire a  lasciare il segno. E attenzione a non usare i denti, altrimenti il momento piacevole potrebbe trasformarsi in sofferenza. Mentre stai succhiando, cerca di  usare anche  la lingua. Usare la lingua aggiungerà un tocco erotico in più.

Prima e dopo il succhiotto è consigliabile una fase sensuale e dolce al contempo, una fase di carezze e di baci, partendo dal volto fino al collo e sulle spalle, al fine preparare e poi concludere la fase di marchiatura.

Il succhiotto però  potrebbe essere visto come  inappropriato: pensate ad  averlo in bella vista quando siamo a scuola, al lavoro o quando andiamo dai nonni. Molte persone potrebbero non voler affrontare questo imbarazzo,  né il problema di doverlo nascondere. Quindi è sempre bene chiedere il permesso prima di lasciare il segno.  Ad ogni modo si tratta di un segno che con qualche piccolo accorgimento possiamo coprire. Basterà un filo di make-up o l’utilizzo di una sciarpa. Se ci troviamo nella stagione invernale, ideale è indossare il collo alto.  Invece, per far sparire un succhiotto al volo,  metti un cucchiaio bagnato nel congelatore ed una  volta congelato tiralo fuori ed aspetta qualche minuto finché rimane ben freddo. Poi premilo contro il succhiotto per 10 secondi per interrompere il gonfiore. Ripetilo tre volte.

Scritto da chiara cichero